Papa Francesco fa parte del Nuovo Ordine Mondiale, SMASCHERATO!

Papa Francesco fa parte del Nuovo Ordine Mondiale, SMASCHERATO!

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Papa Francesco ( nato Jorge Maria Bergoglio il 17 dicembre del 1936 a Buenos Aires ) è il 266° papa della Chiesa cattolica e Vescovo di Roma.  Papa Francesco appartiene al gruppo dei gesuiti ed è il primo pontefice di questo ordine religioso. La sua nomina è stata fin dal primo momento al centro delle polemiche e gli esperti di profezie sostengono che Papa Francesco sarebbe stato l’ultimo papa. Le sorprese però non finiscono qua, le scoperte che sono state fatte ci rivelano altro. Un segreto inquietante è stato scoperto da  un noto giornalista.

L’articolo 69 della Costituzione  apostolica, durante l’elezione di Papa Francesco, sarebbe stato violato in ben due occasioni. La prima violazione delle norme riguarderebbe l’annullamento di una votazione che doveva essere ritenuta valida e scrutinata. L’indiscrezione arriva da un noto giornalista che desidera rimanere anonimo. Durante lo spoglio delle schede ne venne conteggiata una in più che era attaccata ad un’altra scheda contenente un voto espresso.

Bergoglio, per quanto riguarda la seconda violazione sarebbe stato eletto dopo 5 votazioni, ma la Costituzione apostolica ne prevede solo 4. Questo chiaramente non può accadere, ma in quell’occasione è successo. Come mai? Per quale motivo? Papa Bergoglio è stato fatto eleggere illecitamente dai potenti del Nuovo Ordine Mondiale?

Il Nuovo Ordine Mondiale, secondo i teorici della cospirazione, vorrebbe la fine del  Cristianesimo e di tutte le religioni. Papa Bergoglio nel giugno del 2015 ha auspicato un GOVERNO MONDIALE nell’enciclica. Un caso? Bergoglio infatti nel capitolo 164 ha scritto della necessità di un solo mondo, di un progetto comune e di un consenso mondiale. Così come nel capitolo 175 “afferma” che occorre un’autorità politica mondiale.

Insomma Bergoglio sarebbe stato smascherato e apparterrebbe al Nuovo Ordine Mondiale. Leggete attentamente le due encicliche:

CAPITOLO 164

“Dalla metà del secolo scorso, superando molte difficoltà, si è andata affermando la tendenza a concepire il pianeta come patria e l’umanità come popolo che abita una casa comune.Un mondo interdipendente non significa unicamente capire che le conseguenze dannose degli stili di vita, di produzione e di consumo colpiscono tutti, bensì, principalmente, fare in modo che le soluzioni siano proposte a partire da una prospettiva globale e non solo in difesa degli interessi di alcuni Paesi. L’interdipendenza ci obbliga a pensare a un solo mondo, ad un progetto comune. Ma lo stesso ingegno utilizzato per un enorme sviluppo tecnologico, non riesce a trovare forme efficaci di gestione internazionale in ordine a risolvere le gravi difficoltà ambientali e sociali. Per affrontare i problemi di fondo, che non possono essere risolti da azioni di singoli Paesi, si rende indispensabile un consenso mondiale che porti, ad esempio, a programmare un’agricoltura sostenibile e diversificata, a sviluppare forme rinnovabili e pocoinquinanti di energia, a incentivare una maggiore efficienza energetica, a promuovere una gestione più adeguata delle risorse forestali e marine, ad assicurare a tutti l’accesso all’acqua potabile”.

CAPITOLO 175

“La medesima logica che rende difficile prendere decisioni drastiche per invertire la tendenza al riscaldamento globale è quella che non permette di realizzare l’obiettivo di sradicare la povertà. Abbiamo bisogno di una reazione globale più responsabile, che implica affrontare contemporaneamente la riduzione dell’inquinamento e lo sviluppo dei Paesi e delle regioni povere. Il XXI secolo, mentre mantiene una governance propria di epoche passate, assiste ad una perdita di potere degli Stati nazionali, soprattutto perché la dimensione economico-finanziaria, con caratteritransnazionali, tende a predominare sulla politica. In questo contesto, diventa indispensabile lo sviluppo di istituzioni internazionali più forti ed efficacemente organizzate, con autorità designate in maniera imparziale mediante accordi tra i governi nazionali e dotate del potere di sanzionare.Come ha affermato Benedetto XVI nella linea già sviluppata dalla dottrina sociale della Chiesa, “per il governo dell’economia mondiale; per risanare le economie colpite dalla crisi, per prevenire peggioramenti della stessa e conseguenti maggiori squilibri; per realizzare un opportuno disarmo integrale, la sicurezza alimentare e la pace; per garantire la salvaguardia dell’ambiente e per regolamentare i flussi migratori, urge la presenza di una vera Autorità politica mondiale, quale è stata già tratteggiata dal mio Predecessore, [san] GiovanniXXIII». 129 In tale prospettiva, la diplomazia acquista un’importanza inedita, in ordine a promuovere strategie internazionali per prevenire i problemi più gravi che finiscono per colpire tutti”.

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